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CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA - ABSIDE

Chiesa di San Giovanni Battista
Giovanni di Pietro detto lo Spagna
Battesimo di Cristo fra i Santi Sebastiano e Rocco (semicatino)
Madonna col Bambino fra Angeli adoranti e Serafini (calotta)
Eterno benedicente, Annunciazione, i Santi Girolamo e Giacomo (arco trionfale)

Nella calotta dell'abside è effigiata la Madonna col Bambino tra Angeli e Serafini; nel semicatino il battesimo di Cristo con ai lati i santi Sebastiano e Rocco. Alcuni particolari del paesaggio lasciano credere che esso non sia stato portato a compimento. Sul fronte dell'arco è effigiata l'Annunciazione con l'Eterno al centro; sul fronte dei pilastri dell'arco S. Girolamo e S. Giacomo. Sotto al Battesimo corre l'iscrizione «QUESTA HOPERA LHANNO FATTA FARE GLI HEREDI DE ANTONIO DE REFINU A DI X DE LULLO A. D. MDXXXII». Sotto questa scritta se ne legge un'altra, simile, ma non uguale. Due ipotesi su questa scritta: nel 1527 morì Antonio di Refino e poco dopo morì anche lo Spagna; la scritta nell'abside di S. Giovanni Battista era già pronta, tracciata con una punta sull'intonaco fresco, e diceva "QUESTA HOPERA LHA FATTA FARE ANTONIO DE REFINO A DI X DE LULLO 1532". Questi eredi, probabilmente i figli o i nipoti, avevano apportato anche delle modifiche nel piano decorativo, inserendo nei plinti dell'architettura dipinta sul fronte dell'abside le figure di S. Giacomo e S. Girolamo. Sotto il S. Girolamo c'è la scritta "QUESTA FIGURA A F(ATTO) F(ARE) ALINORO" e sotto S. Giacomo "FRANCISCUS XAVERIUS".

L'opera nella critica d'arte:
II Guardabassi descrive l'affresco, riconoscendo nel paesaggio del Battesimo, la cascata delle Marmore, la città di Terni e i monti sopra Cesi e attribuisce l'opera a Giovanni Spagna. Il Cavalcasene lo ritiene opera dello Spagna e degli aiuti. Lo Gnoli attribuisce allo Spagna il solo disegno, definendo l'Angelo Annunziante e le figure del Battesimo di "maniera peruginesca", mentre nella Vergine e nell'Eterno, a suo avviso, sono da riconoscerei influenze raffaellesche; infine, riportando l'iscrizione con la data del 1532 e instaurando confronti con gli affreschi di San Giacomo, lo considera l'ultima opera dello Spagna. Quando lo Gnoli pubblicava il lavoro, ancora non si conosceva la data della morte dello Spagna (1528), rintracciata successivamente da Mons. Fausti nell'Archivio Capitolare di Spoleto.
LAngelini-Rota dava l'opera come di scuola dello Spagna, proponendo i nomi di Bernardino di Assisi e di Dono Doni. Il Berenson lo considera opera di bottega. Bruno Toscano lo attribuisce ad un seguace dello Spagna. Nessi e Ceccaroni vi videro la mano dello Spagna e considerarono la data MDXXXII alterata e corretta da ridipinture, per cui essa deve essere letta MDXXVII.


CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO - MADONNA DELLA QUERCIA

Chiesa di S. Michele Arcangelo
Anonimo del XVI secolo: Madonna della Quercia
Sec. XVI -1515
Tecnica: affresco

L'affresco raffigura la Madonna della Quercia nella sua immagine più consueta ed esplicativa.
La Vergine è a mezzobusto, con il manto che dalla spalla destra risvolta fino alla mano sinistra dove viene trattenuto dalla mano che sostiene il Bambino.
La Madonna ed il Bambino riempiono completamente un tegolone di tipo romano, un "bipedale", appeso ad una quercia, della quale sono resi in modo schematico il tronco e la chioma, che fuoriesce ai lati della tegola. Il dipinto si colloca nell'ambito di quelle opere di transizione tra la tradizione quattrocentesca ed i nuovi sviluppi dell'arte pittorica del XVI secolo. Le figure hanno ancora l'aureola impressa, secondo l'antica tradizione, ma rivelano la conoscenza del nuovo linguaggio, come denuncia la cinta della vestina del Bambino che si annoda a fiocco nel modo caro al gusto dello Spagna. Anche la scritta, che ci trasmette il nome del committente e la data: "Zuccarus Cucciolicti f. f. A.D. 1515", è resa ancora in caratteri gotici, e con il "ductus" tipico di quella scrittura. La Madonna della Quercia si venera a Viterbo, ma la sua devozione era collegata all'implorazione di aiuto in occasione delle pestilenze, per cui la sua presenza e la data ci ricordano una delle tante ondate di peste, che, dalla famosa "peste nera" tramandataci dal Boccaccio, in modo endemico imperversarono per secoli. Tenendo conto che un certo numero di affreschi recano una datazione compresa tra il 1506 e il 1522, tra i quali quello in oggetto, si può pensare ad una forte recrudescenza di peste, simile a quella denunciata negli affreschi degli anni 70 del XV secolo, e che hanno dato origine anche alla Madonna delle Grazie, e ai dipinti dello Spagna in S. Giovanni.


CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO - SAN BERNARDINO DA SIENA

Chiesa di S. Michele Arcangelo
Maestro di Eggi
S. Bernardino da Siena Sec. XV
Tecnica: affresco

Laffresco raffigura S. Bernardino da Siena.
Il grande predicatore francescano è colto, secondo l'iconografia più tradizionale, nell'ultimo periodo della sua vita, quando, vecchio e ormai privo di denti, appare con le guance infossate, accentuando il senso della macerazione. Laffresco, pur avendo subito dei guasti, è tuttavia leggibile nella figura del santo e mostra il Maestro di Eggi mentre si cimenta non con i consueti santi dai volti acerbi e dall'ovato perfetto, ma con la figura di un anziano dai caratteri ben differenti. Slmilmente il colore deve mantenersi unicamente nei toni del bigio senza addentrarsi nella varietà delle gamme di colore delle vesti e dei manti delle Madonne.


SAN MICHELE ARCANGELO - SANT'ELENA IMPERATRICE

Chiesa di S. Michele Arcangelo
Anonimo
S. Elena imperatrice
Sec. XV -1474
Tecnica: affresco

II pittore imposta la figura dell'imperatrice in una visione frontale, paludata con un ricco manto sopra una veste, e con una fazzuola in testa che le copre anche lo scollo dell'abito. La santa è raffigurata ancor giovane, ha la corona in testa per significare il suo carattere di imperatrice, con la mano destra benedice, mentre con la sinistra regge una croce astile, allusiva alla scoperta della vera Croce, che secondo la tradizione S. Elena fece a Gerusalemme. Nella stessa mano regge una corona del rosario, in una forma arcaica e semplificata, che può collegarci con quel clima di intensa pietà delle numerose donne che vivevano come "recluse", cioè eremite, nei dintorni della città di Spoleto e dei paesi vicini, e che avevano nella recita del rosario un punto forte della loro spiritualità. L'immagine, circondata da una cornice a finto mosaico e da un bordo, è ambientata in uno sfondo reso con un prato nella parte bassa, e con un drappo nella zona del cielo; il drappo è decorato con un motivo a stampino, come anche il manto di S. Elena.


SAN MICHELE ARCANGELO - SAN MICHELE

Chiesa di S. Michele Arcangelo
Maestro di Eggi
S. Michele Arcangelo Sec. XV -1448
Tecnica: affresco

E' il dipinto più noto del cosiddetto "Maestro di Eggi", l'anonimo pittore del XV sec., identificato dallo Zeri proprio negli affreschi di questa chiesa e operoso a lungo nello Spoletino e nella Valnerina. Questa immagine rende al meglio i caratteri della sua arte, nell'orbita del gotico internazionale, (volti ovali, con boccucce e occhi intensi, mani affusolate, capelli leggermente mossi in ciocche simmetri-che). LArcangelo è rappresentato come guerriero (immagine abbastanza diffusa nella zona; basti pensare al dipinto del Maestro di Fossa nella cripta di S. Ponziano). Bruno Toscano nel 1985 avanzava un'ipotesi sul nome dell'anonimo pittore: "Possiamo dunque dedurre che nel 1451 si costruiva ancora nelle forme del secolo precedente, come del resto si osserva nella coeva pittura locale. Il parallelismo è perfetto se si riflette che le numerosissime opere superstiti del cosiddetto Maestro di Eggi, la cui 'ditta' rastrella buona parte delle commesse tra gli anni Trenta e i Cinquanta, è un abile adattatore di tendenze allo- [ gene, per intenderci nell'ambito del gotico internazionale, alla tradizione spoletina trecentesca. I Mi sembra anzi poco probabile che alla sua intraprendenza e alla fortuna della sua formula sia sfuggita una commissione pubblica così importante come raffrescato della cappella del palazzo Comunale e sono perciò convinto che questo anonimo neotrecentesco altri non sia che l'Arcangelo di Giovanni cui nel 1445 toccò di ese-1 guire quel lavoro, purtroppo perduto".



Edifici notevoli

Castello, del XIV secolo, ad impianto triangolare. Entrando dalla porta che da sulla piazza, a destra, affreschi del XV secolo rappresentanti santi protettori e talismatici, tra i quali un S. Cristoforo di grandi dimensioni. Alla sommità del castello si può vedere una doppia porta difesa da due torri. Costeggiando il lato nord delle mura si possono osservare i resti del camminamento per le truppe, del quale rimane l'imposta delle volte.
Madonna delle Grazie - Edificio votivo della fine del XV secolo, ornato da affreschi nei quali prodomina la ricerca di protezione contro il morbo della peste. Si compone di due parti ben distinte: la più antica, ancora legata a schemi romanici, è a pianta trapezoidale conclusa da un'abside semicircolare. L'altra, di poco posteriore, ha una pianta quadrata. Il raccordo tra le due fasi edilizie è ottenuto eliminando la primitiva facciata e sostituendola con un arcone. L'abside presenta nel semicatino un Cristo giudice, nel tamburo la Madonna col Bambino tra i Santi Sebastiano e Rocco, San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista, titolari delle allora due parrocchie di Eggi.
S.Giovanni Battista - Ha conseguito l'aspetto attuale in seguito a più fasi edilizie. Fu parrocchiale fino al 1807. È ornata da affreschi dei secoli XV e XVI. L'abside fu decorata tra il 1527 ed il 1532 da Giovanni di Pietro detto Lo Spagna ed aiuti; vi sono raffigurati Il Battesimo di Cristo tra i Santi Sebastiano e Rocco, nel semicatino LaMadonna col Bambino ed Angeli, sul fronte L'Annunciazione, più in basso S.Girolamo e S. Giacomo.
Oratorio del Sacramento e complesso dell'Ospedale - L'oratorio presenta tracce di affreschi del XV secolo, ed una parete decorata su entrambi i lati dagli Angelucci da Mevale nel 1576. A fianco vi è l'ospedale, costituito dalla casa per l'ospitaliera, il cancello per delimitare l'isolamento, un ambiente vasto ad uso di corsia, una cucina ed altre stanze di servizio; al piano terra il magazzino del Monte Frumentario.
S. Michele Arcangelo - Questo edificio è il risultato di diversi ampliamenti, e l'asimmetria dell'interno ce ne da immediata testimonianza. Il campanile fu ricostruito nella forma attuale dopo il terremoto del 1703. L'interno può essere considerato un repertorio della pittura umbra dei secoli XIV e XV. Qui fu identificata una serie di dipinti di un artista operoso nell'Umbria meridionale a cui fu dato il nome convenzionale di "Maestro di Eggi". Egli fu attivo nel 2°e 3° quarto del XV secolo, e si mosse con una certa scioltezza ed eleganza nel mondo del gotico maturo.

Dal XVI secolo le famiglie nobili e borghesi cominciarono a costruirsi delle ville fuori città. Anche Eggi vide sorgere questo genere di edifici. La ex villa De' Pazzi Morelli presenta un corpo principale orientato verso sud e fronteggiato da un parco; il lato nord-ovest è contornato dai magazzini e da altri edifici di servizio. La cappella realizzata come corpo autonomo e non ricavata in un ambiente interno, presenta delle linee molto vicine a quelle di altri edifici sacri sorti o ristrutturati nella prima metà dell'800 che risentono in mode più o meno diretto dell'opera del Landini, curiosa figura che visse a Spoleto negli ultimi anni del '700 e nei primi dell'800. Egli era un architetto, nativo di Cingoli, che divenuto eremita visse in uno degli eremi del Monteluco. Presso di lui si formò una scuola per giovani che avevano attitudine per le belle arti. Lavorò oltre che in progetti di chiese anche per il Comune di Spoleto. La cappella, pur nelle ridotte dimensioni, consegue un discreto effetto di monumentalità accentuata dalla gradinata. Il fronte è ravvivato dalla semplice mostra del portale dalle lesene angolari e da timpano che si staglia sulla superficie curvilinea dell'esterno delle cupola. Questo prospetto, nella sua semplicità, non è esente da riminiscenze classicistiche e da suggestioni dell'antica Roma.


 
 

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